Volume 1, Numero 2

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"Nascita di una religione pagana. Psicoanalisi del nazismo e della propaganda", di Raffaele Menarini, Silvia Lionello (Borla, Roma, 2008)

di Valeria Cristiano

(psicologo, psicoterapeuta, gruppoanalista,

socio ordinario Associazione di Psicoanalisi della Relazione Educativa A.P.R.E.)


Cercare di trovare una spiegazione eziologica e comprensibile dell’avvento del nazismo e dell’olocausto è una pratica ricorsiva che arriva sino ai giorni nostri. A tutt’oggi proliferano film, biografie, fotografie su quell’inquietante periodo, che una larga fetta della popolazione odierna tenta ancora di negare o cancellare. Eppure un’attrazione quasi perversa nel riproporre, rivivere momenti, episodi, raccontare fette di storia, riascoltare voci di vita vissuta, testimonia la necessità di esplorare e forse tentare di controllare a posteriori ciò che la mente di un’intera popolazione, quella tedesca, ha condiviso nel male, per scongiurare una volta per tutte il timore di un suo riattualizzarsi.

Il libro del professor Menarini non solo da una esaustiva definizione del nazismo e delle sue “false origini”, ma ripercorre a doppio binario, quello della visione storica e insieme psicologica la condizione della Germania del primo dopoguerra e di come la personalità estremamente patologica di Hitler abbia trovato terreno fertile su cui sviluppare il proprio delirio già promosso, condiviso e accentuato dall’organizzazione dello psichismo tedesco, essendo Hitler figlio del suo tempo. Ma non solo: l’autore presenta una panoramica a tutto tondo che attraversa la Storia della Germania pre-nazista, la propaganda, la personalità del suo creatore in un attento dettagliato ed erudito studio che collega la realtà storica con l’immaginario psichico individuale e collettivo dipingendo un ritratto mescolato di pennellate psicoanalitiche e gruppo analitiche. Da studioso dei temi e della simbologia mitologica rintraccia nel nazismo i suoi falsi miti d’origine e la successiva costruzione di una religione pagana che non si oppone , ma si configura come lo speculare negativo della religione Cristiana da cui paradossalmente trae la sua forza: L’Anticristo prima dell’Apocalisse. Da profondo conoscitore del pensiero Freudiano e Junghiano delinea da una parte la nascita e la configurazione dell’ ”Edipo Freddo” il cui tipico esempio è il nazismo e dall’altra analizza l’insieme di rappresentazioni psichiche di massa attraverso il sistema iconico tedesco (decisivi tra gli altri i temi wagneriani) che hanno dato vita al complesso sistema propagandistico nazista e al problema della distruttività umana. Particolareggiata e ricca di informazioni utili a questo proposito è l’ulteriore approfondimento finale sui simboli di massa, anche all’interno della cinematografia del regime e di come la propaganda abbia influito sul sistema familistico nazista.

Il libro si può idealmente suddividere in due parti essenziali, in ognuna delle quali si intrecciano continui echi e reciproche suggestioni. Nella prima viene dato risalto alle condizioni socio-politiche ed economiche dello stato tedesco: dalle agitazioni popolari al fallimento della repubblica di Weimar fino all’avvento di Hitler guidato da un forte nazionalismo contro gli ipotetici responsabili della miseria Tedesca: ebrei marxisti e vincitori della 1 guerra mondiale accompagnato dalla repressione cruenta di qualsiasi frangia oppositrice.

All’interno di tale cornice storica si tirano le fila delle ideologia nazista collegata ai temi deliranti religiosi di natura pagana intrisa di occultismo, in voga alla fine del XIX secolo: l’autore definisce il nazismo “ forma patologica di carattere mitico con delle analogie pagane di natura insieme religiosa. Il nazismo può essere paradossalmente inteso come un falso mito che diventa storia con tutte le conseguenze che ciò comporta”.

Assumendo un’ottica gruppo analitica si dimostra come, parallelamente alla matrice familiare di Hitler, si costituisce la matrice satura del nazismo: “ i fantasmi del (falso) mito non riescono a soggettivizzarsi nel mondo interiore e occupano prepotentemente la storia sotto forma di eventi reali spogliati da ogni forma di creatività. Così come a livello individuale il semiautismo di Hitler aveva sviluppato una confusione tra i fantasmi familiari e realtà storica, così, nella Germania di quel periodo, questi oggetti mitici assunsero vita concreta diventando storia di un popolo”. Nel preciso e approfondito recupero della matrice occulta della falsa mitologia nazista, intrisa di esoterismo e occultismo, di riferimenti al periodo d’oro egiziano e passando per la cultura indiana e i miti celtici, l’autore esplica esaurientemente le origini della cosiddetta razza ariana, della simbologia svastica e dell’odio e distruttività nei confronti del popolo ebraico. Nel tracciare un profilo dell’identità nazista, interpretando il pensiero di Freud dalle masse alla pulsione di morte e le conoscenze di Fromm sulla personalità autoritaria, Hitler ed il popolo tedesco insieme si configurano come una “personalità demoniaca che parla attraverso una propaganda di natura pseudo religiosa. La dimensione autoritaria partorita da questa articolazione psichica è di natura nichilista nella misura in cui la fede nell’autorità è solo fede nel più forte e unico detentore del diritto di comandare”. Hitler si raffigura come l’eroe salvatore del popolo tedesco e promotore di una nuova e perfetta umanità.

E dalla visione pseudo-religiosa che apparentemente passa per l’Imago Dei, come archetipo dell’amore tra gli uomini ma in realtà si configura come Demoniaco, deformazione archetipica dell’ odio puro tra gli uomini si apre la seconda parte del libro. Con il racconto della scoperta del complesso di Edipo di Freud ad Orvieto si completa l’immagine di una ideologia nazista pagana pseudo apocalittica dove l’Anticristo, il messia malvagio con la sua propaganda demoniaca illude ed inganna la massa in sua adorazione e promuove l’odio tra gli uomini fino alla totale distruzione prima degli ebrei, poi dell’intera umanità, nel tentativo di stravolgere ed annientare la religione del Padre. Emerge la consapevolezza freudiana dell’aspetto religioso del complesso edipico dove il parricidio coincide con il deicidio. Il “Mosè e il monoteismo” del 1939 apre la strada al concetto di verità storica, al rimosso e alla prima formulazione dell’inconscio collettivo inteso come transpersonale. Una attenta analisi storica è esplicativa della nascita della psicoanalisi e su come il nazismo abbia influenzato e dirottato su strade diverse i due padri della psicoanalisi. La condizione storica dell’Austria e quella personale di Freud (ebreo) connessa alla sua preoccupazione per lo stato di massa dei regimi totalitaristici che avrebbe cancellato ogni interesse per l’interiorità individuale trova spazio nel pensiero e nelle opere freudiane che si contrappongono alle esperienze personali junghiane e quindi generatrici di nuovi paradigmi analitici: per Jung l’etiologia nazista “non è nel conflitto padre-figlio ma nella forza archetipica delle rappresentazioni collettive dove all’inconscio ebraico si contrappone quello ariano”. L’autore interpreta in modo inedito il pensiero di Jung e la sua sospetta collusione con il nazismo: la sua visione archetipico politica apparentemente sembra rafforzare il nazionalsocialismo ma nell’analisi approfondita dell’archetipo di Wotan e della concezione di super-uomo incarnata da Hitler emergono due aspetti discordanti: la concezione di un’inconscio ariano che in quanto “giovane” è ancora ancorato ad aspetti barbari e incontrollabili rispetto alla civiltà millenaria ebraica; e come in tutti i totalitarismi l’estremo controllo dello stato ha preso posto della “Civitas dei” cristiana. E proprio dallo studio approfondito delle culture nordiche e dai loro miti che l’autore dimostra come le “fondazioni mitico religiose del nazismo sono da ricercarsi nell’immaginario propagandistico di massa”.

Il libro si conclude con una panoramica sul ruolo della chiesa durante la seconda guerra in correlazione al pensiero di Edith Stein.